TESTO DEL LIED

"Vattene pur, crudel"
di Torquato Tasso (1544-1595)

"Vattene pur, crudel, con quella pace
che lasci a me; vattene, iniquo, omai.
Me tosto ignudo spirto, ombra seguace
indivisibilmente a tergo avrai.
Nova furia co' serpi e con la face
tanto t'agiterò quanto t'amai;
E s' destin ch'esca del mar, che schivi
gli scogli e I'onde e ch' a la pugna arrivi,
lá tra 'l sangue e le morti egro giacente
mi pagherai le pene, empio guerriero.

Per nome Armida chiamerai sovente
ne gli ultimi singulti: udir ciò spero."
Or qui mancò lo spirto a la dolente,
né quest'uitimo suono espresse intero;

e cadde tramortita e si diffuse
di gelato sudore, e i lumi chiuse.

Poi ch'ella in sé tornò, deserto e muto
quanto mirar potè d'intorno scorse.
"Ito se n'è pur", disse, "et ha potuto
me qui lasciar de la mia vita in forse?
Né un momento indugiò, né un breve aiuto
nel caso estremo il traditor mi porse?
Et io pur anco l'amo, e in questo lido
invendicata ancor piango e m'assido?"